Capitolo 7

1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
9Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
19Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. 21Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
22La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; 23ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Non giudicare (7,1-6)

“Giudicare”, nel linguaggio biblico, equivale spesso a condannare. Si può essere nei confronti degli altri più rigidi, più puntigliosi, più impazienti di Dio stesso. La similitudine della pagliuzza e della trave (7,3) chiarisce come tutti debbano essere invece consapevoli delle proprie imperfezioni. La rigidità nel giudicare si può evitare se si ha l’accortezza di iniziare la critica da se stessi. L’altro paragone (7,6) forse si rifà a un modo di dire popolare. Matteo, parlando delle perle, molto probabilmente si riferisce all’insegnamento del vangelo. Cani e porci erano considerati animali immondi e designavano i nemici, i pagani e gli eretici. In questo caso i cani e i porci sono tutti coloro che mostrano ostilità al vangelo. È necessario praticare un saggio discernimento. Le cose sante – ivi compresa la dottrina – non vanno esposte alla derisione e allo scherno.

Entrate per la porta stretta (7,7-14)

È ora di scena la preghiera (7,7-11) delineata nella sua dimensione di fiducia nei confronti di Dio. La ripetizione della triplice formula: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, ha lo scopo di assicurare i discepoli che la preghiera viene esaudita (7,7). La certezza dell’esaudimento è illustrata da esempi di vita familiare: il padre dà ai figli ciò che essi chiedono e certamente non darà loro nulla di nocivo (7,9-10). Se i genitori, anche cattivi, si prendono cura dei loro figli, si può star certi che il Padre che è nei cieli, che non è cattivo, si comporterà da padre amoroso. Gesù aveva esordito affermando di non essere venuto per abolire, ma per compiere la Legge. Ora riassume il suo insegnamento con una massima considerata la “regola d’oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (7,12). Tutto il vangelo si ricapitola nell’amore di Dio e del prossimo; l’amore è l’unica cosa che non delude, è profonda saggezza. Il detto sulla porta stretta (7,13-14) è stato probabilmente inserito qui da Matteo per sottolineare l’impegno cristiano. Dicendo che la porta è “stretta” Gesù vuole ricordarci che la strada della vita è faticosa e dolorosa, che la via del regno è ardua ed esigente e richiede un impegno serio e costante.

Falsi profeti e falsi discepoli (7,15-23)

Nei vangeli Gesù ripete il monito della distinzione tra veri e falsi profeti a più riprese, in modo da incidere il messaggio nella memoria degli ascoltatori. Qui utilizza le immagini delle pecore e dei lupi (“venire in veste di pecora“ significa presentarsi come veri discepoli), degli alberi infruttuosi e di quelli carichi di frutti (7,15-20). La parola “frutti” è ripetuta ben sette volte ed è la caratteristica discriminante del vangelo. Si propone un criterio di fondo: non le pratiche carismatiche, ma una vita secondo la parola di Dio. C’è chi parla continuamente di Dio (“Signore, Signore”), ma poi dimentica di fare la sua volontà (7,21). C’è chi si illude di lavorare per il Signore ma poi scoprirà, nel giorno del rendiconto, di essergli sconosciuto (7,22-23).

La casa sulla roccia (7,24-29)

L’intero “discorso sul monte” si conclude col paragone delle due case (7,24-27). La roccia che dà stabilità è Cristo. Il discepolo deve appoggiarsi a Lui l’unico capace di renderne incrollabile la fede, di sottrarla alla fragilità. Ma per costruire la propria esistenza sulla roccia non basta ascoltare le parole di Gesù, bisogna tradurle in azioni concrete, che trasformino la vita. L’evangelista termina il discorso osservando che le folle restano stupite di fronte alle parole di Gesù, (7,28-29) perché egli insegna con autorità, e non come gli scribi. Lo scriba era preoccupato di ripetere fedelmente l’insegnamento della tradizione e di mostrare che il suo stesso commento scaturiva da essa ed era in armonia con essa. Gesù non riceve le parole di Dio per trasmetterle alla folla, ma istruisce i discepoli come maestro autorevole.