La Chiesa delle origini concentrò le sue riflessioni sulla passione, morte e risurrezione di Gesù, dando origine a raccolte molto accurate, che poi furono utilizzate dagli evangelisti. Non ci fu invece un grande interesse per la nascita e l’infanzia di Gesù, perciò i “Vangeli delle origini” di Matteo e di Luca sono composizioni tardive. Gli studiosi, anche cattolici, sono spesso in contrasto tra loro: per alcuni i “Vangeli delle origini” sarebbero solo una riflessione cristologica, per altri veri racconti storici. Si tratta comunque di racconti fortemente teologici e poco pittoreschi, e non come vorrebbe la successiva tradizione “natalizia” che li ha colmati di colore e di sentimento come i vangeli apocrifi (cioè quelli non riconosciuti dalla Chiesa).

Nel primo capitolo Matteo presenta l’origine umana e divina di Gesù: Egli è figlio di Davide secondo la carne (1,1-17) e Figlio di Dio secondo lo Spirito (1,18-25).

Per cinque volte l’evangelista parla di “compimento delle Scritture” (1,22; 2,5.15.17.23). Gesù è il Messia atteso da secoli, colui di cui tutta la Scrittura parla, che adempie le profezie dell’Antico Testamento e le illumina di nuova luce.

La comparsa nel mondo del “re dei Giudei” provoca reazioni diverse. I Magi, che sono stranieri, si mettono alla ricerca del Messia, lo trovano e l’adorano. Erode cerca di sopprimere il presunto rivale. I capi dei Giudei e tutta Gerusalemme restano passivi, non si preoccupano di incontrarlo: più tardi lo rifiuteranno e lo condanneranno a morte. Il vangelo dell’infanzia viene così strettamente saldato con la Passione e la Risurrezione di Gesù.