Maria va a visitare Elisabetta (1,39-45)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".

Commento (1,39-45)

I racconti paralleli delle nascite di Giovanni e Gesù s’intrecciano in quello della visita di Maria ad Elisabetta. Dopo l’annuncio dell’angelo, la giovane donna non resta chiusa in se stessa, ma si mette in cammino verso la montagna, verso «una città di Giuda», tradizionalmente identificata con Ain-Karim, sei chilometri ad ovest di Gerusalemme e distante circa 150 chilometri da Nazaret (1,39). Maria appare come la prima missionaria della Parola. Il Signore ha parlato, lei ha accolto l’annuncio, come può tacere? La Parola comincia qui, ora, il grande viaggio che riempie tutto il vangelo lucano e gli Atti degli apostoli. Inizia il suo cammino e va senza esitazioni, sempre in fretta: da Nazaret a Gerusalemme, da Gerusalemme in Giudea e fino a Roma, simbolo dell'estremità della terra abitata (cfr. At 1,8; 28,30-31). Il viaggio di Maria è stato spesso confrontato dai commentatori con quello dell’Arca dell’Alleanza che dalla Filistea fu trasferita nella casa di Abinadàb, poi in quella di Obed-Edom, infine fu portata trionfalmente da David a Gerusalemme (cfr. 2Sam 6,1-15; cfr 1Cr 13). Maria è considerata come l’Arca dell’Alleanza del Nuovo Testamento; nel suo grembo porta il Santo, la rivelazione di Dio, la fonte d’ogni benedizione, la causa prima della gioia della salvezza, il centro del nuovo culto. La ragazza entra nella casa di Zaccaria, il sacerdote, ma sorprendentemente non è a lui che rivolge il saluto bensì ad Elisabetta (1,40). L’incontro tra le due madri e i loro bambini non ancora nati permette a Luca di delineare quell’atmosfera di gioia che scaturisce dall’incontro col Signore e che caratterizza il vangelo. L'attenzione dell’evangelista si concentra sui figli che le due donne portano nel grembo. L’effetto del saluto della giovane donna è straordinario: il piccolo Giovanni balza di gioia nel grembo dell’anziana madre (1,41), come danzò di gioia David davanti all’arca del Signore (cfr. 2Sam 6,14). I commentatori vedono in quest’episodio un’allusione ai salti di gioia dell’intera creazione davanti all’agire potente del Signore (cfr. Sal 114/113A,4-6) o l’esultanza dei poveri nei tempi messianici (cfr. Is 35,6; cfr. Mal 3,20). Quella di Elisabetta è la prima voce profetica del Nuovo Testamento (benché non le sia attribuito il titolo di profetessa). La sua voce sale forte (1,42-44); è un’esplosione di gioia che proclama “benedetta” la vergine madre del Messia. Maria è la “benedetta” in modo particolare, perché la potenza creatrice di Dio l’ha resa capace si trasmettere la vita umana al Figlio di Dio. Nella luce dello Spirito, l’anziana donna ne intuisce il segreto e l’acclama: «madre del mio Signore». Le sue parole richiamano quelle pronunciate da David riguardo all’Arca dell’Alleanza («Come potrà venire da me l’arca del Signore?», cfr. 2Sam 6,9). Elisabetta va dritta all’essenziale, scopre per prima che la vera grandezza di Maria sta proprio nella sua fede, nel pieno affidarsi alla Parola (1,45).