Come Matteo (cfr. Mt 1,1-2,23), anche Luca pone all'inizio del suo scritto un “vangelo dell’infanzia”, nel quale narra la nascita e l'infanzia di Gesù e di Giovanni il Battista (1,5–2,52). Si tratta forse delle pagine più lette e più riprodotte dagli artisti, ed è quasi impossibile elencare tutti gli studi fatti su questi due capitoli e perfino sui singoli versetti. Il “vangelo dell’infanzia” costituisce un legame tra l'antico ed il nuovo testamento. I personaggi che vi agiscono sono rappresentanti d’Israele che vivono nell'attesa del compimento delle promesse divine come i loro padri; tuttavia, a differenza di questi ultimi, possono già vedere con i loro occhi l'inizio della salvezza e le promesse che cominciano a compiersi. Questa scoperta, fatta con gioia ed entusiasmo, si trasforma in canto. Gli inni di lode e di ringraziamento che Luca mette in bocca a Zaccaria, Maria e Simeone, intessuti come sono con brani dell'Antico Testamento, rappresentano la sintesi dell’antichità dell'attesa e della novità del compimento. La Chiesa ha raccolto la lode e la gioia di questi cantici e li propone come preghiera quotidiana: il “Benedictus” (il cantico di Zaccaria) dà inizio al nuovo giorno al termine delle Lodi mattutine, il “Magnificat” (il cantico di Maria) conclude la preghiera serale dei Vespri e il “Nunc dimittis” (il cantico di Simeone) conclude il giorno al termine della Compieta. Nella tradizione liturgica bizantina, armena e maronita il Magnificat è celebrato solennemente ogni giorno al “Mattutino”. Protagonista assoluto e invisibile di questi primi due capitoli è Dio che, attraverso il Figlio, offre la salvezza a tutti gli uomini, specialmente a quelli poveri e umili scelti per i più grandi privilegi: la coppia sterile Zaccaria ed Elisabetta, Maria e Giuseppe scelti tra gli oscuri abitanti di Nazaret, i pastori della campagna, un vecchio e una vecchia vedova al tempio. La struttura letteraria è caratterizzata dal parallelismo delle vicende di Giovanni il Battista e Gesù: l'annuncio a Zaccaria e l'annuncio a Maria, la descrizione delle due nascite, i racconti delle circoncisioni, la crescita dei due bambini e la loro vita “nascosta”. La simmetria rigorosa consente di paragonare le due figure permettendo di chiarirne il rapporto. Questo era un problema complesso per i primi cristiani; infatti, come risulta dagli Atti degli Apostoli (cfr. At 18,24-19,7) e dal quarto vangelo (cfr. Gv 1,6-8.15.19-34; 3,25-30; 5,33-36), nella Palestina dell’epoca la figura del Battista aveva assunto un’importanza notevole (tanto che alcuni lo ritenevano il Messia) e comprendere come la sua missione si armonizzasse con quella di Gesù, non era cosa semplice. Secondo la presentazione di Luca, Giovanni e Gesù fanno parte dello stesso progetto di Dio, ma il primo nasce e vive in funzione del secondo. Il Battista chiude il periodo dell’Antico Testamento; nella sua storia il divino si mostra con tratti di grandiosità e solennità. Gesù apre il periodo nuovo, della liberazione e della salvezza; nella sua storia Dio si mostra nella più assoluta piccolezza e semplicità, svelando, proprio per questo, un volto inatteso e sorprendente. Se del Battista si può dire che è un grande profeta, molti dettagli fanno risaltare la superiorità di Gesù del quale è presentato il mistero attraverso una serie di annunci soprannaturali che lo proclamano “concepito dallo Spirito divino”, “Figlio di Dio”, “Salvatore”, “Cristo”, “Signore”, “salvezza di Dio”, “luce delle genti”. Dal confronto dei racconti è possibile porre in evidenza una ricca serie di contrasti ed opposizioni. Lo scenario dell’annunciazione della nascita di Giovanni è solenne: il tempio, durante una liturgia, a un sacerdote nell’esercizio della sua funzione, con sullo sfondo il popolo in attesa. L’annunciazione della nascita di Gesù è priva d’ogni scenario. Da una parte l’uomo (Zaccaria) che entra nella casa di Dio, dall’altra Dio che entra nella casa dell’uomo. Nell’annunciazione del Battista è premiata l’osservanza della Legge, in quella di Gesù è proclamata la grazia. La Legge e la grazia: due parole che già dicono la differenza fra l’antico e il nuovo. Se poi passiamo alle narrazioni delle nascite, possiamo notare che l’evangelista accenna appena a quella di Giovanni (1,57-58), mentre si dilunga parecchio su quella di Gesù e sulla gioia che essa evoca (2,1-20). Il Battista nasce in una casa, da una famiglia abbastanza agiata, nella sua terra, circondato da parenti e vicini in festa. Gesù nasce invece nel silenzio, fuori della sua terra, lontano dall’ambiente familiare, ed è deposto in una “mangiatoia”; quest’evento però mette in scena una liturgia celeste e coinvolge persone estranee alla famiglia, i pastori, che accorrono alla notizia. La sproporzione è evidente anche quando parla della circoncisione e dell’infanzia. Luca parla a lungo della circoncisione di Giovanni, specialmente per quanto riguarda il problema del nome da dare al bambino (1,59-66), mentre dedica un solo versetto a quella di Gesù (2,21). Il testo, inoltre, non mostra dei sacerdoti che accolgano ufficialmente Gesù al tempio dopo la purificazione, ma soltanto un pio vegliardo ed una profetessa (Simone ed Anna). Giovanni fa ancora parte del tempo dell'attesa con le sue vecchie tradizioni; Gesù è novità assoluta, perciò non interessano più i riti antichi. Infine i racconti dell’infanzia. Quello riguardante il Battista è molto breve, tutto rivolto al futuro (1,80) e permette a Luca di sottolineare l'idea che Dio abbia iniziato il suo progetto insegnando progressivamente ad un popolo a sperare. Il racconto sul Salvatore bambino è assai ampio, molto ricco di riferimenti all’Antico Testamento, centrato sul senso che ha nella storia della salvezza.