Prologo (1,1-4)

1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Commento al Prologo

Uomo colto e sensibile, amante della chiarezza, Luca premette al suo scritto un prologo breve, ma sostanzioso, in elegante stile classico, nel quale si presenta come storico diligente che, prima di accingersi a scrivere, legge quanto altri hanno già scritto, consulta i pochi testimoni oculari ancora viventi o le loro tradizioni e sceglie con cura il destinatario della sua opera per aiutarlo ad approfondire la fede in Gesù. Al momento della stesura del terzo vangelo, la generazione dei primi apostoli ormai sta per scomparire; a breve non sarà più possibile ascoltare dalla viva voce di quelli che hanno conosciuto direttamente Gesù la loro esperienza. Luca, che non è stato né un apostolo né un testimone oculare della vita terrena del Cristo, comprende che i credenti hanno bisogno di una solida documentazione sui fatti centrali che riguardano la fede. Egli non vuole solo “raccontare”: vuole attualizzare e dare fondamento agli «avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi», affinché continuino a parlare ad una nuova generazione di cristiani, che rischia di perdere lo spessore storico e umano di Gesù. L’evangelista si pone con rispetto nella linea della tradizione ecclesiale. Egli non crea, non inventa, non immagina la vita e l’insegnamento di Gesù; quanto è scritto nella sua opera trova fondatezza nei racconti dei «testimoni oculari» che hanno partecipato personalmente ai fatti (gli Apostoli) e hanno assunto il compito di trasmettitori qualificati e autorevoli (1,2). Tuttavia Luca intende anche andare a fondo ai fatti, quasi per compiere una verifica su quanto è stato trasmesso, ed afferma che, per redigere questa narrazione completa e ordinata, ha fatto ricerche accurate e si è informato in modo esauriente, risalendo fino ai primi ricordi degli avvenimenti trasmessi (1,3a). Secondo l’uso degli scrittori greci dell’epoca, il vangelo ha un destinatario: «Teofilo» (1,3b), forse un convertito d’origine pagana, cui l’evangelista garantisce che in quest’opera troverà una sicura conferma di tutto quanto gli è stato detto o insegnato riguardo all’esperienza cristiana (1,4). “Teofilo” è un nome greco («Theóphilos») che significa sia "amato da Dio" sia "amante di Dio": in lui può riconoscersi ogni discepolo, che è “amato da Dio” e, grazie all’approfondimento del messaggio evangelico, diventa sempre più “amante di Dio”.