LA RICONFERMA DEL SOGNO (6,1-7,5)

A

 lla querela disperata di Mosè, JHWH risponde con altrettanta speranza, riconfermando la missione affi­datagli sull'Oreb. Qui abbiamo un secondo racconto della vocazione di Mosè, dopo quello di Es 3-4, rispetto al quale il testo riprende temi noti, ma propone anche elementi nuovi: insiste più sulla voca­zione di Dio e su quella del popolo e mette in risalto la promessa della «terra/paese»; nella genealogia pone in rilievo la figura di Aronne e ribadisce che sarà JHWH a far uscire il popolo dall'Egitto. 

Capitolo 6

1Il Signore disse a Mosè: "Ora vedrai quello che sto per fare al faraone: con mano potente li lascerà andare, anzi con mano potente li scaccerà dalla sua terra!". 2Dio parlò a Mosè e gli disse: "Io sono il Signore! 3Mi sono manifestato ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio l'Onnipotente, ma non ho fatto conoscere loro il mio nome di Signore. 4Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro la terra di Canaan, la terra delle loro migrazioni, nella quale furono forestieri. 5Io stesso ho udito il lamento degli Israeliti, che gli Egiziani resero loro schiavi, e mi sono ricordato della mia alleanza. 6Pertanto di' agli Israeliti: "Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai lavori forzati degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio teso e con grandi castighi. 7Vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrae ai lavori forzati degli Egiziani. 8Vi farò entrare nella terra che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe; ve la darò in possesso: io sono il Signore!"".

9Mosè parlò così agli Israeliti, ma essi non lo ascoltarono, perché erano stremati dalla dura schiavitù.

10Il Signore disse a Mosè: 11"Va' e parla al faraone, re d'Egitto, perché lasci partire dalla sua terra gli Israeliti!". 12Mosè disse alla presenza del Signore: "Ecco, gli Israeliti non mi hanno ascoltato: come vorrà ascoltarmi il faraone, mentre io ho le labbra incirconcise?". 

13Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e diede loro ordini per gli Israeliti e per il faraone, re d'Egitto, allo scopo di far uscire gli Israeliti dalla terra d'Egitto.

14Questi sono i capi dei loro casati.

Figli di Ruben, primogenito d'Israele: Enoc, Pallu, Chesron e Carmì; queste sono le famiglie di Ruben.

15Figli di Simeone: Iemuèl, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio della Cananea; queste sono le famiglie di Simeone.

16Questi sono i nomi dei figli di Levi secondo le loro generazioni: Gherson, Keat, Merarì. Gli anni della vita di Levi furono centotrentasette.

17Figli di Gherson: Libnì e Simei, ordinati secondo le loro famiglie.

18Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. Gli anni della vita di Keat furono centotrentatré.

19Figli di Merarì: Maclì e Musì; queste sono le famiglie di Levi secondo le loro generazioni.

20Amram prese in moglie Iochebed, sua zia, la quale gli partorì Aronne e Mosè. Gli anni della vita di Amram furono centotrentasette.

21Figli di Isar: Core, Nefeg e Zicrì.

22Figli di Uzzièl: Misaele, Elsafàn, Sitrì.

23Aronne prese in moglie Elisabetta, figlia di Amminadàb, sorella di Nacson, dalla quale ebbe i figli Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr.

24Figli di Core: Assir, Elkanà e Abiasàf; queste sono le famiglie dei Coriti.

25Eleàzaro, figlio di Aronne, prese in moglie una figlia di Putièl, la quale gli partorì Fineès. Questi sono i capi delle casate dei leviti, ordinati secondo le loro famiglie.

26Sono questi quell'Aronne e quel Mosè ai quali il Signore disse: "Fate uscire dalla terra d'Egitto gli Israeliti, secondo le loro schiere!". 27Questi dissero al faraone, re d'Egitto, di lasciar uscire dall'Egitto gli Israeliti: sono Mosè e Aronne. 

28Questo avvenne quando il Signore parlò a Mosè nella terra d'Egitto: 29il Signore disse a Mosè: "Io sono il Signore! Riferisci al faraone, re d'Egitto, quanto io ti dico". 30Mosè disse alla presenza del Signore: "Ecco, ho le labbra incirconcise e come vorrà ascoltarmi il faraone?".

  Capitolo 7

1 Il Signore disse a Mosè: "Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta. 2Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà al faraone perché lasci partire gli Israeliti dalla sua terra. 3Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nella terra d'Egitto. 4Il faraone non vi ascolterà e io leverò la mano contro l'Egitto, e farò uscire dalla terra d'Egitto le mie schiere, il mio popolo, gli Israeliti, per mezzo di grandi castighi. 5Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò la mano contro l'Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!".

Se l'eloquenza di Mosè ha fallito, Dio risponde ribadendo che il faraone sarà costretto a «lasciare andare» e a «cacciare» gli Israeliti dall'Egitto e tutto questo per l'intervento di una «mano potente». L'oracolo si apre con una autorivelazione persona­le: «Io sono JHWH». Qui è il Signore stesso a sottolineare che si tratta della prima volta in cui rinuncia ai suoi "pseudonimi" e firma direttamente con il proprio nome.

Nel passato JHWH aveva concluso un'alleanza unilaterale e incondizionata con i padri (cfr. Gen 15,18;17), frutto della sua iniziativa gratuita, e aveva promesso loro in dono la terra di Canaan. Ora i discendenti di Giacobbe sono schiavi, con meno diritti dei fore­stieri, ma JHWH ha ascoltato la loro richiesta d'aiuto e, per la prima volta, dice in pri­ma persona di ricordarsi della sua alleanza stabilita con i patriarchi.

Il programma dì JHWH prevede tre tappe: libertà e uscita dall'Egitto (6,6), un'alleanza di mu­tua appartenenza, la libertà e l'ingresso nella terra di Canaan (6,8). Esso si articola in sette verbi in prima persona al futuro, segno della pienezza dell'agire di­vino, più un participio (6,7).

1.     «Vi sottrarrò ai lavori forzati degli Egiziani» (6,6a), letteralmente "vi farò uscire". «Uscire» è un verbo che in senso tecni­co significa «liberare», «affrancare» uno schiavo (cf. Lv 25,54-55), ma anche «far nascere» (Gb 10,18).

2.    «Vi libererò dalla loro schiavitù» (6,6b), letteralmente "vi strapperò". Dio porterà via il suo popolo sbarazzandolo della schiavitù; qui JHWH risponde alla protesta affranta di Mosè in 5,23: «Tu non hai per nulla liberato il tuo popolo».

3.    «Vi riscatterò con braccio teso e con grandi ca­stighi» (6,6c). Dio interviene come "Go'el" o "redentore" d'I­sraele, una funzione ben nota nei testi di diritto familiare della Bibbia: essa era compito del parente più stretto e il suo scopo era tutelare i membri e il patrimonio della famiglia dinanzi a ogni difficoltà, anche la più estrema. I principali casi in cui era necessario l'intervento del «Go'el» erano, ad esempio, la vendita di un campo o di una casa a causa di insolvenze (cfr. Lv 25,23-31), l'evenienza di un membro della famiglia costretto a vendersi per pagare i suoi debiti, l'assassinio di un parente, per cui il Go'el doveva vendicare il sangue dell'ucciso. Qui JHWH assume il ruolo di "parente più stretto" del po­polo schiavo, che è suo figlio (Es 4,22-23); lo è diventato in virtù dell'alleanza conclusa con i patriarchi. In no­me di questa solidarietà, non può sottrarsi al suo dovere di riscattarlo: «Dio non è redentore perché salva, ma salva perche è redentore».

Questo, riscatto avverrà «con braccio teso e con grandi castighi». Il «braccio teso», equivalente della «mano forte» (cfr. Dt 4,34; 7,19) indica una invincibilità, una sovranità che si estende alle forze della natura (Sal 89[88], 11). I «grandi castighi» sono i giudizi di Dio; que­sto termine designa gli atti straor­dinari con cui JHWH, servendosi della natura e di ele­menti umani, rivendica le sue ragioni e manifesta la sua sovranità a chi cinicamente lo ignora.

4.    «Vi prenderò come mio popolo» (6,7a). «Prendere come» esprime un'ele­zione e può avere una connotazione giuridica che in­dica l'ingresso di un nuovo membro in una famiglia: può indicare l'adozione di un figlio o di una figlia, il prendere in moglie o l'acquisto di un servo. Israele, pertanto, sa­rà il popolo di Dio, farà parte intimamente della fa­miglia di Dio, sarà la sua sposa (cfr.      Is 54,5-8 dove «redentore» è sinonimo di «sposo»), al servizio esclusivo del suo Signore (come dirà Lv 25,55).

5.    «Diventerò il vostro Dio»(6,7b). Correlata alla prece­dente, questa espressione definisce il cammino di una reciproca appartenenza, ma anche di un rapporto giuridico nuovo: sovente funge da formula di allean­za (per es. cfr. Gen 17,7) o come formula di matrimonio (cfr. Gen 20,4) o di adozione (cfr. 2Sam 7,14).

6.    «Vi farò entrare nella terra che ho giurato a ma­no alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe» (6,8a). Il verbo «far en­trare» ha connotazioni nuziali; indica l'introduzione della promessa sposa nella tenda o casa del suo sposo: solo a questo pun­to il matrimonio è consumato. Questa casa, però, resterà proprietà esclusiva di JHWH e gli Israeliti ne saranno ospiti e inquilini (cfr. Lv 25,23). I profeti non esitano a parlare dell'Esodo co­me dell'avventura di un Dio che raccoglie una neo­nata abbandonata, la cresce e la fa bella; il deserto è il periodo del fidanzamento, l'entrata in Canaan il ma­trimonio pieno (cfr. Os 2; cfr. Ger 2-3; cfr. Ez 16). Israele sarà davvero "sposa", "famiglia" di JHWH, solo quan­do potrà vivere libera nella casa del marito (= la terra di Canaan). L'innamoramento divino non dipende dai meriti d'Israele, ma dalla libera scelta di JHWH (cfr. Dt 7,7-10).

L'espressione «a mano alzata» indica un gesto che ha un valore sacro e solenne, compiuto in piena libertà e fedeltà: Dio non tradisce, né si smentisce: si tratta di un giura­mento unilaterale e irrevocabile.

7.    «Ve la darò in possesso» (6,8b). Il termine «possesso» nella Bibbia indica un'eredità che può dare soltanto Dio: anche se verrà persa, per col­pa del popolo, il Signore la restituirà in virtù di que­sta promessa.

Tutte queste azioni di Dio mirano a un unico sco­po: che Israele "sappia" che lui è JHWH, il Si­gnore; essi hanno già saputo il «Nome», comunicato da Mosè, ma lo sperimenteranno in tutta la sua potenza solo dopo i suoi interventi.

Israele avrà una fisionomia giuridica speciale, quella di essere "famiglia" di Dio; questa elezione non è un privilegio esclusivo, ma al servizio dell'umanità. La storia dell'esodo non è solo la storia della sua liberazione, ma soprattutto della conoscenza del nome di JHWH.

Nel corso dell'oracolo non abbiamo nessuna obiezione di Mosè, che esegue prontamente l'ordine di parlare agli Israeliti, ma sperimenta un nuovo fallimento (6,9). Gli Israeliti non ascoltano, perché «stremati» (lett. «a corto di fiato» o «con l'anima in riserva); non vogliono più «chiacchiere».

II cuore della missione di Mosè e di Aronne presso il faraone è quello di «far uscire gli Israeliti dal paese d'Egitto», equivalente al «lasciar partire gli Israeliti». A prima vista sono Mosè e Aronne a «far uscire»; ma in 7,1-5 è JHWH l'unico autore di questa «uscita/liberazione».

Qui Mosè avanza per due volte l'obiezione che il faraone non lo ascolterà perché egli è, letteralmente, «incirconciso di labbra». questa espressione non esprime un'incapacità d'eloquenza (come in 4,10-11), quanto una situazione di «impurità» (come in Is 6,5), un essere «fuori gioco». È logico, visto il fatto che gli stessi Israeliti non lo hanno ascoltato.

 

Il filo del racconto viene poi spezzato da una genealogia. Lungi dall'essere un arido elenco di nomi, la genealogia nella Bibbia ha la fondamentale importanza di identificare e legittimare i diritti e lo status di una persona. La genealogia di Mosè e Aronne comincia dal primogenito di Giacobbe, Ruben, ma si ferma a Levi, capostipite di Aronne e di Mosè. In realtà essa serve a stabilire la linea da Levi ad Aronne, e da questi a Fineès.