Storia del gruppo missionario

La nostra Parrocchia da sempre è stata sensibile alla realtà delle missioni,   ricordandone la giornata ad esse dedicata oppure promuovendone eventi come: l’invito annuale di accogliere le suore comboniane di Carraia, che allestivano una loro esposizione di libri all’ingresso della Chiesa, o attraverso l’organizzazione di incontri con alcuni missionari laici e non, quali suor Teodora, cofondatrice della missione peruviana di Sihuas. Don Bruno però, attento ed interessato a questa realtà, ha sempre cercato di “ampliare l’orizzonte”, per sensibilizzare la comunità parrocchiale ad occuparsi, in modo più aperto e concreto, di tutte quelle persone che richiedevano un’ attenzione particolare, sia riguardo la missione “ad intra”, interna cioè al paese, che “ad extra”, esterna dai confini nazionali. Perciò, poiché esisteva una realtà locale rappresentata da Antonio Scino, maresciallo dei carabinieri di Altopascio, che già era in contatto ed aiutava proprio la missione di suor Teodora, don Bruno ha ritenuto opportuno, grazie anche a persone disponibili a questo tema, conoscere in modo più approfondito e diretto la realtà di Sihuas, invitando nel 2003 in Parrocchia uno dei fondatori, il sacerdote missionario don Giuseppe Ciucci, che ne ha portato testimonianza.

Questa missione, sotto la guida di suor Teodora (deceduta qualche anno fa) e l’aiuto di altre sorelle “missionarie di Gesù Eterno Sacerdote”, è posta a Sihuas, un paesino sulla sierra andina a 3000 mt. di altezza, a nord di Lima. Qui giornalmente affluiscono a piedi circa 300 bambini, bisognosi di tutto, provenienti dai molti villaggi sparsi sulle montagne. I bambini, oltre ad un pasto caldo, ricevono un’adeguata istruzione di carattere generale nonché religiosa ed assistenza sanitaria. All’inizio la missione, in un luogo dove la povertà è palpabile e la miseria devastante, non aveva né mensa né cucina ed il pranzo veniva preparato in un pentolone poggiato su quattro pietre nel cortile. Questo è quello che, fra le tante cose, testimonia don Ciucci e che induce don Bruno a proporre a Gabriella di occuparsi di un progetto che, coinvolgendo altre volontarie, porti alla realizzazione di “lavoretti” con i genitori e i bambini della parrocchia; lavoretti da vendere ed il ricavato inviarlo alla missione, che nel frattempo aveva iniziato la costruzione del refettorio. Don Bruno, affinché tutto questo si realizzi, mette a disposizione il laboratorio “Don Chisciotte”, libero la domenica, ed indice una riunione sul Piaggione per coinvolgere più persone possibili.

Pur con vari timori iniziali, il progetto prende corpo ed una volta al mese, diversi genitori con i rispettivi figli, si ritrovano la domenica per realizzare piccoli lavori da vendere.

Nel maggio del 2005 viene fatto il 1° mercatino, posto davanti la chiesa e gestito a rotazione dai volontari; la cifra ricavata viene inviata alla missione per finanziare il refettorio. Per poter però essere una comunità testimone e sensibile ai bisogni dei lontani e, in questo caso, delle missioni, è necessario ed importante sensibilizzare ancora più persone, per cui, nel settembre 2006, vengono coinvolti anche i genitori ed i bambini del catechismo.

Tutto questo non ha solo come fine la realizzazione di oggetti per raccogliere i soldi, ma è anche un modo per stare insieme, acquisire una sensibilità e una mentalità di fratellanza, testimoniare una Chiesa che si prende cura di tutti. Guardando che non vi siano altre iniziative parrocchiali, viene così scelta la 2° domenica del mese per ritrovarsi al Don Chisciotte a gruppi, secondo l’anno catechistico. E così genitori e bambini dedicano un po’ del loro tempo per realizzare semplici lavoretti, secondo l’età dei partecipanti, che vengono utilizzati per allestire il famoso mercatino della SOLIDARIETA’, organizzato il sabato e la domenica. Allestire la bancarella richiede, come per tutte le cose belle, disponibilità e fatica, ma gli oggetti dai mille colori esposti o appesi al gazebo, i cartelloni con didascalie e foto della missione e soprattutto le persone che gestiscono il tutto, sono una testimonianza per arrivare agli altri, trasmettendo quello spirito d’amore che solo attraverso Gesù si riesce a donare. Nel frattempo una coppia di sposi, conosciuta da don Bruno, si reca a Sihuas a fare direttamente esperienza missionaria. Tale esperienza, corredata con diapositive, viene poi riferita dalla coppia stessa, ai bambini/e e ragazzi/e del catechismo, che vedono così concretamente ciò che si realizza anche con il loro aiuto.

Nel dicembre dello stesso anno - 2006 - viene anche proposto, sempre ai bambini del catechismo, un progetto di solidarietà chiamato “DONA UN SORRISO”, legato all’Avvento e con lo scopo di adottare a distanza bambini della missione di Sihuas. Tale adozione permette di far nascere una speranza di vita migliore a chi vive nella povertà e per realizzare questo, ad ogni gruppo di catechismo viene dato un salvadanaio dove i bambini/e ed i ragazzi/e possono raccogliere i soldi, frutto di qualche rinuncia personale. Il salvadanaio non è soltanto una proposta buttata lì ed accettata passivamente, ma è il frutto di una catechesi: il denaro infatti che il bambino dona rimarrebbe fine a se stesso, se non vi fosse una famiglia alle spalle che lo educa e lo sostiene a tale proposito.

Dal 2006 le adozioni sono via via aumentate negli anni, fino a raggiungere, nell’ultima comunicazione, il numero di 25; tali adozioni non sono fisse, non riguardano cioè gli stessi bambini/e e ragazzi/e, ma sono fatte a rotazione, secondo la necessità al momento dei piccoli e dei giovani. Nella bacheca del Piaggione vengono attaccate di volta in volta le foto e la storia di coloro che sono stati adottati.

Con il passare degli anni, i soldi raccolti dai proventi del mercatino, ma anche donati da privati, contribuiscono a terminare il refettorio e procedere alla costruzione di  una parte alta, dove sono ubicate le camere.

Intanto, nell’ottobre del 2011, un gruppo di 5 persone con età diverse, ma con la voglia di fare un’esperienza missionaria, decide di recarsi in Perù, a Sihuas. Il viaggio vuole essere un modo per osservare da vicino l’attività e la vita concreta della missione, gemellata con la nostra Parrocchia che da anni la sovvenziona.  E’ l’occasione per vedere direttamente ciò che viene fatto, come si svolge la vita delle persone del posto ed anche per portare un bonifico bancario, ottenuto in parte come offerta della parrocchia di Altopascio ed in parte attinto da un fondo diocesano, indicato dal Vescovo Giovanni De Vivo. Il viaggio da Lima a Sihuas, sia l’andata che il ritorno, viene fatto in pullman ed è lungo (circa 16/17 ore) e molto faticoso per le caratteristiche della strada,  piena di curve e in parte sterrata.

A Sihuas, l’alloggio è offerto dalle suore, che hanno alcune stanze nello stesso cortile in cui è presente il comedor (ossia la mensa per bambini, costruita anche con l’aiuto della nostra parrocchia). Nella settimana a Sihuas vengono visitate sia le scuole del paese che le scuole e i villaggi di zone vicine. I villaggi sono quelli tipici delle Ande, situati tra 2500 e 4000 mt. di altezza. L’obiettivo è quello di vedere la vita delle comunità montane del posto, da cui molti bambini/e si muovono per raggiungere le scuole del paese di Sihuas, dove si fermano a mangiare al comedor delle suore, che ogni giorno ospita e garantisce un pasto caldo ad alcune centinaia di ragazzi/e, costretti a fare alcune ore di viaggio a piedi la mattina per andare a scuola, ed altrettante ore il pomeriggio per tornare a casa. Nonostante la povertà che contraddistingue la vita di queste comunità, ricca e gioiosa è l’accoglienza e grande la generosità che dimostrano agli ospiti di Altopascio. Coloro quindi, che erano partiti pensando di dover donare qualcosa, in realtà hanno ricevuto più di ciò che hanno portato.

Durante tutto questo periodo, vi è sempre stata una corrispondenza per posta, sia da parte della Parrocchia che delle suore e di alcuni ragazzi della missione, che hanno sempre ringraziato del sostegno e dell’aiuto che sono stati loro offerti. Da quest’anno sono arrivate anche lettere di ringraziamento a Natale e a Pasqua. Nel frattempo, grazie ancora al maresciallo Scino, vengono inviati regolarmente pacchi con indumenti, materiale scolastico e generi alimentari a lunga conservazione. La cosa finisce quando il governo inizia a requisire tutto e alla missione non arriva più niente.

Mentre continuano gli incontri al Don Chisciotte per realizzare oggetti vari e semplici da esporre e vendere al mercatino, che dal 2016 viene fatto ad ottobre, dal dicembre del 2014 finisce il versamento per le adozioni, sostituito dall’acquisto di generi alimentari destinati alle famiglie indigenti del nostro paese. A tale proposito i bambini e i ragazzi sono coinvolti a raccogliere, sempre durante il periodo di Avvento, i soldi frutto delle loro rinunce. Durante l’ora di catechismo, vengono poi condotti al supermercato e, con il denaro ricavato, comprano prodotti alimentari di prima necessità come: latte, fagioli tonno e carne in scatola, olio extravergine, omogeneizzati, latte in polvere, ecc. Tale scelta è stata fatta perché i ragazzi si rendano conto, in modo più tangibile, di ciò che donano agli altri e, per avvalorare questo con maggiore forza, vengono condotti anche a Betania, per far vedere loro il luogo dove si raccolgono i viveri, da distribuire alle famiglie bisognose.                     

Intanto per proseguire nella sensibilizzazione della comunità parrocchiale sulle missioni, sabato 27 maggio è stata organizzata una “camminata missionaria”, aperta a tutti. A coloro che partecipano viene chiesto il contributo di 1 euro che sarà devoluto alla missione di Sihuas, di cui continuiamo a prenderci cura.

Sono segni visibili che si fanno per Dio a favore dei fratelli e che ci ricordano le parole di Gesù:

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.  (Gv 15, 16-17)

 15dicembre2  

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