Introduzione

Mi rivolgo a Maria, nostra Madre, per chiederle di ac­compagnarci in questo cammino: lei, che l'ha vissuto unita al Figlio aiuti anche noi ad essere e rimanere uniti a lui. Il cammino di Maria è il cammino di tutta la Chiesa, un cammino di prova, di sofferenza, ma aperto alla gioia della risurrezione. Mi rivolgo a Maria, con l'appellativo di dolcissima, per­ ché la dolcezza insita in lei è espressione della carità, dell'umiltà e dell'amabilità del Padre che si riflette in un cuore puro, docile, accogliente come il suo. Questa  dolcezza si manifesta soprattutto nella prova, nel dolore, perciò, lungo il cammino della Croce, Maria non viene sopraffatta dalle tribolazioni, non nutre rabbia o risen­timento, non assume espressioni dure, aspre, nervose o litigiose ma, in unione completa e profonda con il Figlio, ne manifesta lo stesso sguardo, lo stesso volto, lo stesso cuore. Maria, Madre dolcissima, comunica anche a noi tutta la tua carità, la tua tenerezza, la tua dolcezza e indicaci la via della conversione del cuore, come ritorno a Gesù e al Vangelo.

Per mano a Maria sul cammino della Croce

Meditazione sulla

Via Crucis


Preghiera

Signore, non sono qui come turista della fede, né come passante, né come osservatore. Non sono qui per caso: tu mi hai chiamato ad unirmi a te e accanto mi hai posto tua Madre, madre tenerissima, perché mi aiuti a vivere ciò per cui mi hai chiamato. Cosicchè, attraverso la sua preghiera, anch'io possa rivolgermi a te con queste parole della liturgia:ferisci il mio cuore con le tue ferite uniscimi al tuo dolore come hai unito Maria stringimi alla tua croce come hai stretto lei.


1 O stazione

Gesù è condannato a morte

(Mt 27,1-2.26)

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al gover­ natore Pilato. Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

 

O Madre dolcissima, hai sperato che Pilato prendesse la giusta decisione, assumendosi le proprie responsabilità per il servizio che era chiamato a compiere; hai sperato che il popolo trovasse la forza di gridare a gran voce che tuo Figlio era l'Amore incarnato del Padre; hai sperato che qualcosa accadesse in modo improvviso per cambiarne la sorte. Hai sperato contro ogni speranza! Poi hai capito, hai accettato, hai partecipato e seguito questo tuo Figlio, perché hai ancora auspica­ to che il Padre comunque, non lo avrebbe lasciato solo. Così hai deciso di non abbandonarlo e avete camminato insieme: Gesù, il Padre e tu, Madre. Insegnami ti prego a non lasciar solo Gesù, come nessuno dei miei fratelli, ed incoraggiami a camminare loro accanto.

2 O stazione

Gesù caricato della croce

(Mt 27,27-31)

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: "Salve, re dei Giudei!' Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

 

O Madre dolcissima, sorgente di tenerezza, aiutami a vivere la tua sofferenza d'amore nel modo in cui l'hai vissuta tu, pronto  ad accet­tare la Croce del tuo  Figlio  e, se il  dolore diventasse  insopportabile, fa che le mie lacrime si uniscano alle tue divenendo lacrime d'amore. Concedimi di avere lo stesso cuore di  Gesù, un  cuore colmo d'amo­re, perché amare significa possedere il suo stesso cuore sanguinante. Anch'io, o Madre, sono con Gesù sulla via della croce, non però accan­to a lui come te e il Padre, ma presente col mio peccato che appesan­tisce ancor più la sua Croce. Tu al contrario la rendi leggera con la tua presenza di grazia.

 

3 O stazione

Gesù cade per la prima volta

(Is 53,4-6)

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicava­ mo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniqui tà di noi tutti.

 

O Madre dolcissima, donna del che, vedendo Gesù cadere, l'hai incoraggiato in silenzio a portare a termine l'opera di salvezza, incorag­ gia anche me nella prova, fa che non soccomba nel dolore, sostienimi nelle tribolazioni perché diventi sempre più immagine del tuo Figlio. Incoraggiami a portare fino in fondo quel seme nuovo che lui, caden­ do in terra, ha piantato in noi, terra bruciata dal peccato e inaridita per mancanza di grazia, affinché, accettando le prove della vita, possa diventare nuova creatura, primizia del suo amore, nuova piantagione dell'Amore del Padre, giardino irrigato dalla grazia. Il seme cade per portare frutto!

 

4 O stazione

Gesù Incontra la Madre

(Mc 3, 33-35)

Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?' Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre'.

 

O Madre dolcissima, sei stata sempre presente nella vita di Gesù in modo discreto, nascosto. Anche sulla via della Croce sei, cammini con lui silenziosamente, offrendo la tua vita insieme alla sua. O Madre, come non piangere di fronte a chi patisce? Il mondo e tutta l'umanità sono un immenso pianto, causato dal troppo dolore. Guardando però Gesù lungo il cammino della Croce, possiamo percepire che il tutto avviene come al momento del parto e tu sei lì per partorire non lui, ma insieme a lui una umanità nuova. Hai saputo mettere da parte il tuo dolore, perché c'erano dei figli da far nascere. Educami al silenzio, alla discrezione, al nascondimento. Educami alla sofferenza, a non ri­bellarmi, a non fuggire dalle responsabilità. Educami a servire un solo padrone, il tuo Gesù, ad avere un cuore indiviso, retto, trasparente, non oscillante. Educami alla volontà del Padre, a dire "sì", a dire il mio amen, a dire "sia fatta la tua e non la mia volontà", così da essere una cosa sola con tuo Figlio.

 

5 O stazione

Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

(Mt 27,32)

 

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Ci­ rene, chiamato Simone e lo costrinsero a portare la sua croce.

 

O Madre dolcissima, Simone il Cireneo è stato costretto ad unirsi a tuo Figlio, a prendere la sua Croce, a scegliere una strada non pro­ grammata desiderata. È diventato in quella occasione suo servo e discepolo, un servo per amore nell'obbedienza, per dare gioia al Padre. Ritornano così le parole che lo stesso Padre ha rivolto al Figlio: "Que­ sto è l'Amato, il mio Prediletto", quando al Battesimo nel Giordano è divenuto servo per amore dell'umanità. O Madre, sono anni che vivo da cristiano, seguo Gesù, ma ancora la mia vita non è profondamente unita alla sua e poche volte ho dato occasione al Padre di pronunciare quelle stesse parole: "Tu sei l'Amato". Aiutami ti prego ad essere servo, discepolo obbediente e fiducioso, perché diventato un'unica persona con Gesù, possa anch'io accettare ed abbracciare con gioia la Croce.

6 O stazione

La Veronica asciuga il volto di Gesù

(2 Cor 4,5-6)

Noi infatti non annunciamo  noi  stessi,  ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vo­ stri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre': rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

 

O Madre dolcissima, la Veronica attraverso un gesto semplice, quasi inutile, ma prezioso agli occhi di  Dio, ha impresso su di  un  velo il volto del tuo Diletto. In te il suo volto non è però impresso su di un velo, ma nella tua stessa carne, nel tuo stesso sangue, nella tua anima: sono le tue cicatrici. La sofferenza e la croce di tuo Figlio bruciano nel tuo cuore. È vero... ogni cicatrice fa male, ma ricorda che è fatta per amore!

Madre addolorata e dolcissima fa che le ferite del Signore siano impresse profondamente in me, fa che la sua luce brilli nel mio sguar­ do e nel mio cuore. Permetti che la mia vita sia piena di gesti inutili ma preziosi, come è preziosa la vita di ognuno agli occhi del Padre. La luce di Cristo vinca le mie tenebre affinché lui possa vivere in me ed io in lui.

 

7 O stazione

 

Gesù cade per la seconda volta

(Fil 2, 5-8)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di  Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'a­ spetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

 

O Madre dolcissima, chiamata a medicare le ferite di colui che pa­ tisce, novella samaritana dell'amore che consola, non ti è stata data la possibilità neppure di dare sfogo al tuo pianto di Madre, poiché dovevi lenire le lacrime di chi ti stava accanto! Forte e coraggiosa, pur non avendo avuto sconti sul prezzo della sofferenza, hai fatto prevalere in questo momento drammatico l'amore, la carità, la dolcezza.

Tu che sei chiamata Consolatrice dei sofferenti e degli afflitti, non permettere che io cerchi di essere consolato ma di consolare, di essere capito ma di capire, di essere amato ma di amare.

 

8 O stazione

Gesù Incontra le donne di Gerusalemme

(Lc 23, 27-28)

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevanon lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piange­ te su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli'

O Madre dolcissima, molte donne hanno pianto su Gesù. Vorrei piangere anch'io le tue stesse lacrime, quelle lacrime d'amore che diventano preghiera, supplica, intercessione e richiesta di perdono. Fammi dono delle lacrime, le tue lacrime, silenziose e preziose, per­ ché il mio cuore si converta al Vangelo, diventi come il tuo e conservi le parole di Gesù, parole preziose, che non devono andare sprecate o buttate via, ma diventare sorgente di vita. Lacrime che mi aprano il cuore verso tuo Figlio, lacrime che rivelino il mio peccato, ma nello stesso tempo mi facciano comprendere l'amore di Cristo, lacrime simi­ li a quelle di Maria Maddalena quando ha capito che noi siamo pec­ catori amati e per questo redenti. Ho bisogno dei tuoi occhi di Madre per poter vedere da figlio amato, perdonato e salvato, solo così le mie lacrime saranno come le tue!

 

9 O stazione

Gesù cade per la terza volta

(Eb 5, 8-9)

Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvez­za eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

 

O Madre dolcissima, hai visto tuo Figlio cadere ancora una volta in terra perché la mia vita, come quella degli altri, è diventata pesante, difficile, priva di bene, "come un inferno". L'ho resa tale non amando, non accogliendo, non servendo, generando rabbia e rancore. L'ho resa tale allontanandomi da te e tutte le volte che ho portato me stesso invece che Gesù; eppure lui è venuto a farci visita nel luogo in cui abi­ tiamo, per liberarci dai nostri  mali! Aiutami allora a visitare chi è caduto nel peccato, a liberare chi è nell'errore, a portare speranza a chi è disperato. Tu che sei Madre ed hai sollevato alla guancia ed al cuore tuo Figlio comunicandogli tutta la tua dolcezza, fa' che possa anch'io diventare portatore di misericor­ dia, messaggero della tenerezza e della benedizione di Dio, uomo del perdono!

 

10 O stazione

Gesù spogliato delle vesti

(Gv 19,23-24)

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tu­ nica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: "Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a  chi tocca' Così si compiva la Scrittura, che dice: "Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte'

 

O Madre dolcissima, vedendo tuo Figlio spogliato delle vesti, le stesse che lui aveva deposto la sera precedente nell'ultima cena, come segno della totalità del suo amore e servizio per noi, lo hai amato sino al dono totale di te stessa. E’ così: Gesù si spoglia per servire, i soldati insieme a me, lo spogliano servendosene! L'ho spogliato quando mi sono appropriato dei suoi doni, quando ho fatto della sua grazia solo un uso personale e la sua parola è servita per sentirmi tranquillo. L'ho spogliato quando alle parole non sono seguite le opere, l'ho spogliato quando mi sono appropriato della mia famiglia, della mia comunità non servendole in Cristo. Non permettere che i miei gesti, i miei pen­ sieri, le mie parole lo spoglino  ancora una volta, ma abbiano piuttosto la bontà di rivestirlo di gioia attraverso la carità e il servizio, attraverso parole che sappiano indirizzare al bene, e pensieri che, attingendo ad un cuore puro e ardente di tenerezza per lui, abbiano sentimenti di amore e perdono e non di rabbia e vendetta.

 

11 O stazione     

Gesù Inchiodato sulla croce

(Lc 23,39-43)

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insulta­ va: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noir L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché rice­ viamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla  di  male' E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno' Gli rispose: '1n verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso'

 

O Madre dolcissima, stando presso la Croce l'hai abbracciata e con essa hai abbracciato tuo Figlio senza mai allontanarti. Non ti sei però aggrappata alla Croce, ma ti sei abbandonata fiduciosa perché chi ama si abbandona nelle mani dell'amato. È la paura che fa aggrap­ pare! Anche il buon ladrone si è abbandonato nelle mani dell'Amato e per colui che si affida ci saranno sempre le parole di Gesù: "Oggi con me sarai in Paradiso" (Lc23,43). Le ferite iniziano a portare frutto, a compiere miracoli. Per questo le braccia aperte di Gesù, diventano le porte del Paradiso e quelle braccia resteranno aperte per sempre, per chi si affida e si abbandona nelle sue mani. Indicami Maria la via dell'abbandono, affinché non possa mai allontanarmi da te mia Ma­ dre, da Gesù mio fratello e Padre: solo voi infatti avete parole e gesti di vita eterna! Ferisci allora il mio cuore con le tue ferite, perché la mia vita sia un miracolo del Dio vivente.

 

12 O stazione

Gesù muore sulla Croce 

(Gv 19,28-30)

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: "Ho sete' Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: compiuto e, chinato il capo, consegnò lo spirito.

 

O Madre dolcissima hai visto morire tuo Figlio, solo per noi. Hai vi­ sto l'odio accanirsi contro l'Amore fino a schiacciarlo. L'odio é diventa­ to violenza inaudita, rifiuto totale. Si è trasformato in una vendetta di sangue e tutto perché l'Amore ha rotto il nostro vitello d'oro, è andato a toccare ciò che non doveva toccare, a frantumare schemi di peccato consolidati. Madre hai anche visto la vendetta di Dio, sublime vendet­ ta, vendetta d'amore: il Padre infatti si vendica solo attraverso l'amore! Hai visto l'odio, sconfitto dalla Croce di tuo Figlio, diventare crocevia dell'amore, del perdono, della pace, della vita nuova. Hai visto morire il Figlio perché voleva condividere la morte dei figli. Hai visto e udito le parole del compimento dell'amore compiuto!" (Gv 19,10), poi hai visto la tua maternità ferita con la morte del Figlio, una maternità però risanata. Hai visto ancora il dono dei figli in Giovanni e, attraverso loro, il prolungamento della vita di Gesù. Hai visto il suo cuore amare e con il suo sangue riconciliare il mondo. Hai visto tutto questo, perché oggi tu possa insegnarmi a mettere in pratica la stessa vendetta d'amore di Dio nella mia carne e diventare il prolungamento della sua vita.

 

13 O stazione

Gesù è deposto dalla Croce

(Gv 19,33-34)

Venuti però da Gesù, vedendo che era gmor to, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne ussangue e acqua.

 

 

O Madre dolcissima, vita e morte si incontrano nelle tue braccia: braccia che hanno accolto Gesù a Betlemme, braccia che accolgono Gesù a Gerusalemme, braccia che hanno fasciato un bimbo per poi deporlo in una mangiatoia, braccia che avvolgono il Figlio dell'uomo deponendolo in un sepolcro, braccia che hanno accarezzato, lavato, pulito, servito, che si sono sporcate d'am ore e di gratuità. È proprio così, oggi l'amore si sporca di sangue! Braccia che hanno accolto i nuo­ vi figli affidati direttamente dal Figlio, nati dal suo cuore squarciato, che come un utero li genera; quegli stessi che lo uccidono, ma che sono amati pur con le mani sporche del suo sangue , perché si sono rifiutati di am are. Braccia fatte per perdonare, braccia chiamate a por­ tare le st esse ferite di Cristo, perché solo quando si ama siamo feriti. E l'amore autentico ferito, perdona, abbraccia, si riconcilia. Le tue braccia, o Madre diventino le mie braccia, sporche di amore e di sangue!

 

14° stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

(Lc 23,50-53)

Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea,  una  città  della  Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto.

 

O Madre dolcissima, il male e la sofferenza lasciano senza voce, senza parole. Anche tu, insieme a tuo Figlio, sei rimasta nel silenzio davanti alle accuse ingiuste, fino alla tomba. Un silenzio riempito però dall'Amore del Padre che ha dato la possibilità di far emergere la dol­ cezza di Giuseppe D'Arimatea, il quale insieme alle donne avvolgono, con il profumo del loro amore, il corpo di Gesù. Il male non ha mai l'ul­ tima parola, all'inizio sembra trionfare, ma l'amore vince... l'amore vince perdendo, nella vita chi ama veramente, perde! È in questi mo­ menti che sopravanzano il bene, la vita nuova, il coraggio, la testimo­ nianza, ed emergono gesti inaspettati. San Paolo dice: "dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia". Tutta la tenerezza di Dio esplode infatti nel cuore del peccato del mondo, nel male. Ti prego o Madre, aiutami ad essere strumento di pace, di amore, della tenerezza di Dio, capace di rispondere al male col bene.

 


Preghiera finale

 

 

 

Dio, Padre di misericordia, guarda con amore e benedici tutti noi,riuniti per commemorare la passione e morte del tuo amatissimo Figlio, nella speranza di risorgere con lui. Concedici il tuo perdono e la tua divina consolazione affinché sia forte la nostra fede, raggiante la nostra speranza, ardente il nostro cuore attraverso il fuoco della tua carità, nella gioia dello Spirito Santo. Per Cristo nostro Signore. Amen.